Lascia un commento

Registrazione contratti di locazione – Uffici Finanziari, errata interpretazione della normativa sulla legge di registro – Clausola “penale” per interessi di mora – Assoedilizia contesta orientamento interpretativo degli uffici – Applicazione Sanzioni

 

Registrazione contratti di locazione – Uffici Finanziari, errata interpretazione della normativa sulla legge di registro – Clausola “penale” per interessi di mora. – Assoedilizia contesta orientamento interpretativo degli uffici – Applicazione Sanzioni

*   *   *

Dichiarazione del Presidente Achille Colombo Clerici:

Alcuni soci di Assoedilizia, che hanno regolarmente registrato contratti di locazione negli anni scorsi, si sono visti notificare ad opera di alcuni dei sei ex Uffici del Registro di Milano, avvisi di liquidazione e di irrogazione delle sanzioni per omesso pagamento dell’imposta di registro relativa ai contratti di locazione stessi.

Si tratta di un orientamento degli uffici del tutto nuovo.

Il motivo è che questi contratti conterrebbero delle “clausole penali” che prevedono una maggiorazione degli interessi legali in caso di ritardato pagamento del canone o degli oneri accessori.

Si tratta, diciamo subito, di iniziative del tutto infondate che mostrano, da un lato come il fisco si accanisca sempre e soprattutto su chi si preoccupa di esser ligio alla legge e di pagare le tasse (si tratta di contratti regolarmente registrati) e d’ altro lato come il rapporto con i contribuenti, nonostante le tante promesse e nonostante i proclami dello Statuto del Contribuente, non sia amichevole, ma veda nel Fisco una vera controparte, animosa e occhiuta, del contribuente stesso.

Ma vediamo meglio la questione.

Per registrare un contratto di locazione si può procedere in via telematica mediante un software che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti oppure materialmente in via cartacea presentando il contratto presso uno degli uffici dell’agenzia.

Orbene, in nessuno dei due casi era possibile, fino a qualche giorno addietro, neppure volendolo fare, registrare tali clausole penali pagando la relativa imposta.

Il software non solo non avvisava il contribuente, ma neppure gli consentiva il calcolo dell’imposta aggiuntiva; mentre agli sportelli gli impiegati accettavano le richieste di registrazione senza nulla segnalare.

Non solo: ma non esisteva neppure un codice tributo con il quale pagare la pretesa imposta sulle pretese clausole penali. Come se ciò non bastasse, il sito dell’agenzia delle entrate, nella sezione dedicata alla registrazione delle locazioni, nulla diceva a proposito delle clausole penali come pure nulla diceva la guida  dell’agenzia alla registrazione dei contratti di locazione.

Il tutto con buona pace del rapporto con i contribuenti che non vengono informati preventivamente, ma sanzionati a posteriori.

Senza contare del comportamento differente dei vari uffici: alcune sedi hanno applicato sanzioni, altre no.

Solo da qualche giorno l’Agenza delle Entrate ha diffuso un nuovo modello, attraverso il quale sarebbe possibile teoricamente (visto che il modello entra in funzione il 18 settembre prossimo) la registrazione di siffatte “clausole penali”.

A fonte dunque delle notificazioni intervenute, quand’ anche fosse corretta l’interpretazione di questi uffici, il che recisamente contestiamo, va rilevato come il contribuente non fosse stato tempestivamente informato del mutato orientamento degli uffici ed, anche se lo fosse stato, non avesse modo alcuno di procedere al pagamento dell’imposta.

Ma il vero paradosso è che l’interpretazione di questi uffici è del tutto infondata.

Gli uffici giustificano l’autonoma imposizione sulla base dell’art. 21 del TU sull’ imposta di registro il quale prevede che “Se un atto contiene più disposizioni che non derivano necessariamente, per la loro intrinseca natura, le une dalle altre, ciascuna di esse è soggetta ad imposta come se fosse un atto distinto.”

Quindi se con un solo atto vengono stipulati più contratti, ciascuno di essi sarà soggetto ad un’autonoma imposta di registro secondo le regola specifiche per quel contratto. Ma è sempre l’art.21 a stabilire che “Se le disposizioni contenute nell’atto derivano necessariamente, per la loro intrinseca natura, le une dalle altre, l’imposta si applica come se l’atto contenesse la sola disposizione che dà luogo alla imposizione più onerosa.” Quindi in presenza di pattuizioni collegate tra loro e l’una derivante dall’altra, vien tassata solo quella che comporta la tassazione maggiore.

Come è possibile stabilire se si è in presenza di disposizioni autonome?

Evidentemente quando presentano almeno uno degli elementi caratterizzanti diverso.

Viene qui in considerazione il concetto di causa (nel senso giuridico del termine) che, in caso di pattuizione circa il pagamento di interessi di mora, non si configura in modo autonomo e distinto rispetto a quella dell’obbligazione principale del contratto di locazione, ossia del pagamento del canone e delle spese.

La “penale”, nel caso in questione, non si configura come penale in senso tecnico-giuridico; in altri termini non è una pattuizione autonoma ma deriva direttamente dall’obbligazione di pagamento del canone e sta o cade con la stessa.

In altri termini, questo patto non ha vita autonoma, non è cioè una autonoma “disposizione”.
Quindi si è in presenza di un caso in cui le disposizioni derivano le une dalle altre e non possono essere autonomamente tassate.
Ma la non autonoma tassabilità delle clausole in esame si fonda anche sul fatto che le stesse sono la fissazione convenzionale della misura degli interessi moratori già previsti per legge ex art.1124 c.c.

Anche sotto questo profilo non possono considerarsi quindi autonome disposizioni.

 

Lascia un commento

RE Italy 2017 Monitorimmobiliare – Campagna d’ opinione “Fiscalità Immobiliare meno gravosa” – Assoedilizia informa

A s s o e d i l i z i a
Informa

 

RE Italy 2017, convention sull’immobiliare ideata e organizzata da Monitorimmobiliare

LE TASSE SULLA CASA SUL BANCO DEGLI IMPUTATI

Campagna di sensibilizzazione della politica sull’esigenza di razionalizzare e semplificare la fiscalità immobiliare riducendone il carico. Impegno di Confedilizia, Ance, Fiaip e dell’Osservatorio Parlamentare nella figura del suo presidente, il senatore Vincenzo Gibiino.

La “tassa sulle case” è stato uno dei temi centrali di Re Italy.
Giunta quest’anno alla quinta edizione, RE ITALY è la convention italiana del real estate, ideata e organizzata dai portali Monitorimmobiliare.it e Monitorisparmio.it.

Obiettivo, come scrive Milano Finanza, costruire relazioni qualificate e ottenere informazioni di alto livello, per un mercato sempre più selettivo, che impone dunque un nuovo approccio.

Nata nel 2015 per sopperire alla cessazione dell’evento fino a quel momento riferimento di settore, ovvero Eire, Re Italy è oggi un appuntamento semestrale che si svolge presso Borsa Italiana a Milano.

Dal 2015 si è assistito a un incremento costante di partecipanti, oltre 1000 quest’anno, con circa 20 convegni, 80 relatori, 200 aziende.

L’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha parlato del nuovo (dis)ordine economico; Domenico Siniscalco, anch’egli ex ministro e attuale vice presidente di Morgan Stanley ha trattato con Carlo Puri Negri il tema degli scenari economici e dei loro effetti sul real estate.

E ancora il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, il direttore del Demanio Roberto Raggi, e Idea Fimit, Sorgente res, Hines, Coima, Bnp Paribas; Amundi AM, Banca Generali, Azimut, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Confedilizia e tutte le principali aziende del settore.

L’ appuntamento ha visto l’interazione fra imprese quotate, risparmio gestito, advisor, analisti, fondi immobiliari, investitori, istituti di credito, legali, network immobiliari, property e facility services, SIIQ, sviluppatori al tavolo, insieme.

All’ “Intervento istituzionale” hanno partecipato Giorgio Spaziani Testa, presidente Confedilizia; senatore Vincenzo Gibilino, Presidente Osservatorio Parlamentare Immobiliare; Gabriele Buia, Presidente ANCE; Paolo Righi, Presidente Fiaip.

Commentando in tema Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, aderente alla Confedilizia, ha ricordato che « la tesi su cui trova fondamento la politica fiscale attualmente praticata in campo immobiliare dal nostro Governo (su pressione dell’U.E.) è quella avanzata dall’ Ocse, da cui proviene il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, espressa dalla recente presa di posizione dell’economista presidente di Assonime Innocenzo  Cipolletta, e prima ancora, nel 2011/2012, sostenuta da Confindustria: la tassazione deve passare dalle persone alle cose, principalmente gli immobili.

Come si fa a dar torto ad una tesi suggestiva come questa, che a prima vista sembra la più naturale ed equa?

Ma non si pensa che le cose, alla fine, appartengono alle persone, che finiscono per pagare sulle cose.

Per Cipolletta la tassazione in Italia avvantaggia le rendite ed i consumi, mentre penalizza il lavoro e l’impresa. Però lavoro e impresa stanno in piedi se i contribuenti alla fine consumano.

Diverso è se si tratta di imprese che operano con l’estero: ma queste sono la parte privilegiata della nostra economia e, a livello nazionale, rappresentano solo il 25% della stessa (parte che difatti prospera, a differenza del restante 75%).

Questi principi, quando si va a declinarli nella realtà, producono effetti disastrosi proprio per le persone, il lavoro, le imprese.

Il sistema tributario vigente è il punto di arrivo di una serie di misure applicate gradualmente nel tempo, che hanno prodotto un innalzamento progressivo della pressione fiscale mantenendo tuttavia in equilibrio società e Stato.

In questo campo non si fanno salti, soprattutto nel buio. E poi ricordiamo l’antico aforisma di Tiberio ” boni pastores esse tondere pecus, non deglubere” (compito del governo è tosare, non scorticare i contribuenti).

Il sistema, in altri termini, non può esser ribaltato sulla base di tesi concepite a tavolino.
Questo è quanto avvenne in Italia dalla fine del 2011 in poi con un progressivo, pesante incremento della tassazione sulla casa.

Minare il mercato immobiliare ha significato metter in crisi l’economia delle famiglie sulla quale a sua volta si basava l’economia nazionale. Un dato su tutti: per raccogliere poche decine di miliardi di tasse si è impoverito il patrimonio edilizio di oltre 1.500 miliardi. Le famiglie hanno ridotto consumi ed investimenti, non permettendo in tal modo una più efficace ripresa della crescita economica.

Si è voluta forzare la mano sugli immobili, trasformando la crisi, da finanziaria che era, in economica. Ci siamo ancora dentro e chissà quando ne usciremo.”

Ricordiamo al proposito qualche dato:

E’ corretto inserire la realtà del settore immobiliare in quella complessiva dell’economia nazionale della quale d’altronde essa è una componente fondamentale.

Tra il 2007 – l’anno prima della recessione mondiale – e il 2016 il Pil ha perso 8,7 punti percentuali, i consumi 7,6 punti, gli investimenti 28 punti, il tasso di disoccupazione è passato dal 6,1 all’11,5 per cento.

Se nel 2017 il Pil italiano aumenterà del previsto 1,2-1,3 per cento, saremo pur sempre al disotto della media UE che è attestata sull’1,6 per cento.

Il comparto immobiliare nello stesso periodo ha registrato la perdita di 600.000 posti di lavoro, la scomparsa di oltre 300.000 imprese.
Il numero di compravendite – che pure recentemente ha recuperato quota – è sceso di circa 25 punti, i prezzi delle abitazioni sono scesi del 20 per cento, discesa continuata anche nel 2016.
L’Italia, è l’unico Paese in Europa, con Grecia e Cipro, a presentare una siffatta situazione.

Lascia un commento

Cristiani in politica – Incontro di Camaldoli 17/18 giugno 2017 nello spirito del Codice di Camaldoli 1943 – IEA informa

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Codice di Camaldoli dal 1943 al 2017

Nella sala Landino del Monastero di Camaldoli, nel 1943 gli intellettuali laici e cattolici prepararono un manifesto di valori etici e di politica sociale ed economica (codice di Camaldoli) che affidarono ad Alcide De Gasperi, il quale lo realizzò, per la ricostruzione dell’Italia, attraverso l’azione condotta nel partito della Democrazia Cristiana.

Nella stessa sala il 17 e 18 giugno 2017, un gruppo di laici cattolici, convenuti da tutt’ Italia, dalla Sicilia al Veneto, da Milano e da Roma, appartenenti a movimenti, associazioni e piccoli partiti, che si rifanno alla Dottrina sociale della Chiesa verso un nuovo umanesimo, si è riunito a convegno per mettere a disposizione l’esperienza maturata, le conquiste e gli errori, un rinnovato coinvolgimento di giovani generazioni, al fine di esprimere un impegno morale e civile nella politica, in funzione della propria appartenenza, dei valori condivisi e degli ideali propugnati.

Osservato come il compito dei cristiani che vogliano fare politica non sia solo quello di testimoniare i valori in cui credono , militando nei diversi partiti, quanto soprattutto quello di elaborare e realizzare una linea di pensiero politico cristiano, cioè di fare una politica cristianamente ispirata; si è rilevato come nel nostro Paese manchi un pensiero politico cristiano diffuso e condiviso, manchi una visione storica, nel confronto con il laicismo, di dove stiamo andando e per quali cause e ragioni, manchino scuole di formazione a questo impegno, manchino dei leaders, soprattutto in campo giovanile, manchi insomma un corpo politico cristiano.

Fra le cause della crisi in Italia della posizione dei cristiani in politica possiamo annoverare, in breve sintesi, l’affievolimento della percezione dei valori cristiani da propugnare, ed il conseguente vuoto di valori ideali politici da realizzare. In questo vuoto trovano spazio le posizioni populistiche e le ideologie laicistiche.

Ma, al fondo, c’è bisogno di una seria riflessione sul laicismo in Italia e soprattutto nel confronto con l’Europa, di un percorso strutturato di formazione alla politica dei cattolici, e di una mobilitazione giovanile in grado di costituire corpo e classe dirigente politici.

Sono previsti a breve nuovi incontri nazionali operativi.

Foto:
Achille Colombo Clerici pres. IEA

Lascia un commento

“Industria 4.0” – Convegno a Palazzo Isimbardi di Milano – La Città Metropolitana opportunità e problemi – Franco D’Alfonso

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Convegno “Industria 4.0” a Palazzo Isimbardi di Milano

PER LA CITTA’ METROPOLITANA OPPORTUNITA’ E PROBLEMI

Il processo di Industry 4.0 è entrato anche in Italia nel vivo con i provvedimenti emessi a carattere nazionale. L’Area metropolitana di Milano presenta evidenti elementi di interesse per:

  1. a) monitorare la traduzione in pratica delle misure legislative;
  2. b) sulla base degli effetti reali proporre eventuali modifiche, aggiornamenti, sviluppi coerenti con le esigenze delle imprese di questo avanzato territorio;
  3. c) confrontarsi su eventuali strumenti a carattere territoriale in grado di stimolare e favorire a tutti i livelli il complesso fenomeno della modernizzazione del sistema produttivo e dell’ecosistema a supporto.

In questo quadro, le analisi a carattere settoriale e territoriale provenienti dalle associazioni di rappresentanza d’impresa e del lavoro, possono essere il più utile strumento per comprendere criticamente gli esiti di questo primo stadio del processo in una logica di collaborazione – invocata prima di tutto dalle stesse imprese – tra enti locali e attori economici e sociali del territorio.

Allo stesso tempo, l’individuazione e la presentazione di singoli casi possono contribuire in modo paradigmatico alla descrizione dei fenomeni in corso e alla reale percezione delle opportunità da cogliere e dei rischi da superare che essi comportano.

Se ne discute al convegno “INDUSTRIA 4.0. Molte opportunità e qualche minaccia per Milano metropolitana” che si svolge martedì 21 giugno prossimo alle ore 10.00 a Palazzo Isimbardi, Sala Affreschi, Via Vivaio 1, Milano.

Introduzione: Franco D’Alfonso

Paolo Guazzotti, Responsabile Area Industria e Innovazione Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza
Michele Gismondi, New Business Development Director – Artemide S.p.A
Ivan Basso, ICT Manager – Fluid-o-tech S.r.l
Alessandra Pilia, Responsabile Servizio Comunicazione A.P.I. Associazione Piccole e Medie Industrie
Italo Moriggi, Fondatore di Skorpion Engineering S.r.l.
Luciana Ciceri, Amministratore Unico di Ciceri de Mondel S.r.l. Unipersonale

A seguire, Tavola rotonda con MISE, Ministro o suo RappresentanteCommissione Attività Produttive Camera Deputati, Presidente o suo Rappresentante, Vittorio Bosone, Imprenditore già consulente del Tribunale Massimo Bonini, Segretario Generale Camera del Lavoro metropolitana Elena Buscemi, Consigliere Delegato Città metropolitana di Milano Franco D’Alfonso, Consigliere Delegato Città metropolitana di Milano Michele Angelo Verna, Direttore Generale Assolombarda Stefano Valvason, Direttore Generale A.P.I – Associazione Piccole e Medie Industrie

Modera: Mattia Granata, Università degli Studi Milano.

Foto: Il presidente di IEA Achille Colombo Clerici

Lascia un commento

QN Il Giorno 17.06.2017 “Sbagliato tassare il mattone” (Achille Colombo Clerici)

La tesi è quella propugnata dall’ Ocse, da cui proviene il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, espressa dalla recente presa di posizione dall’economista presidente di Assonime Innocenzo Cipolletta, e prima ancora, nel 2011/2012, sostenuta da Confindustria: la tassazione deve passare dalle persone alle cose, principalmente gli immobili. Come si fa a dar torto ad una tesi suggestiva come questa, che sembra la più naturale ed equa? Ma non si pensa che le cose, alla fine, appartengono alle persone, che finiscono per pagare sulle cose.

Per Cipolletta la tassazione in Italia avvantaggia le rendite ed i consumi, mentre penalizza il lavoro e l’impresa. Però lavoro e impresa stanno in piedi se i contribuenti alla fine consumano. Diverso è se si tratta di imprese che operano con l’estero: ma queste sono la parte privilegiata della nostra economia e, a livello nazionale, rappresentano solo il 25% della stessa (parte che difatti prospera, a differenza del restante 75%).

Questi principi, quando si va a declinarli nella realtà, producono effetti disastrosi proprio per le persone, il lavoro, le imprese.

Il sistema tributario vigente è il punto di arrivo di una serie di misure applicate gradualmente nel tempo, che hanno prodotto un innalzamento progressivo della pressione fiscale mantenendo tuttavia in equilibrio società e Stato.

In questo campo non si fanno salti, soprattutto nel buio. E poi ricordiamo l’antico aforisma di Tiberio “boni pastores esse tondere pecus, non deglubere” (compito del governo è tosare, non scorticare i contribuenti).

Il sistema non può esser ribaltato sulla base di tesi concepite a tavolino. Questo è quanto avvenne in Italia dalla fine del 2011 in poi con un progressivo, pesante incremento della tassazione sulla casa.

Minare il mercato immobiliare ha significato metter in crisi l’economia delle famiglie sulla quale a sua volta si basava l’economia nazionale. Un dato su tutti: per raccogliere poche decine di miliardi di tasse si è impoverito il patrimonio edilizio di oltre 1.500 miliardi. Le famiglie hanno ridotto consumi ed investimenti, non permettendo in tal modo una più efficace ripresa della crescita economica.

Si è voluta forzare la mano sugli immobili, trasformando la crisi, da finanziaria che era, in economica. Ci siamo ancora dentro e chissà quando ne usciremo.

 

Lascia un commento

Corriere della Sera – “Conversazioni Estere” iniziativa con Microsoft, Il Foglio, Radio Popolare, Oasis, Studio – IEA informa

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Conversazioni estere, ciclo pubblico di incontri organizzato dal Corriere della Sera
E’ TORNATA DI MODA L’EUROPA?

Con il titolo “Conversazioni estere” il Corriere della sera – in collaborazione con Microsoft, Il Foglio, Radio Popolare, Oasis, Studio – organizza un ciclo pubblico di incontri sul presente e il divenire di Paesi e Continenti, partendo dal Vecchio Continente per antonomasia. Il primo di questi “E’ tornata di moda l’Europa?” vede, quale prima tappa, Londra e Parigi.

Giovedì 22 giugno prossimo, alle ore 18,30, nella sede di Microsoft House in viale Pasubio 21, Milano, si confrontano Raphael Glucksmann (saggista), Caterina Avanza (En Marche), Alastair Campbell (spin dctor, da Londra), Matthew Kaminski (direttore Politico Europe, da Bruxelles). Moderano Marilisa Palumbo (Corriere della Sera) e Paola Peduzzi (Il Foglio).

Così Barbara Stefanelli, Vice direttore vicaria di Corriere della Sera, presenta l’iniziativa:

Parliamo di esteri. Di guerre e pace. Di ingiustizie e speranza. Di leader a sorpresa e sorprendenti; di leader mancati e mancanti. Di big e little data. Parliamo di tutto, del mondo che cambia o non cambia, di mondi possibili futuri. Una cosa resterà comune ai nostri appuntamenti: per una volta, la moderazione è affidata soltanto a donne. Giornaliste che nel tempo hanno costruito la propria professionalità in questo spazio: gli Esteri. Studiando e viaggiando, nelle redazioni di testate diverse. Incontri mensili – aperti alle storie, alle idee, al confronto con il pubblico – che ci avvicineranno al Premio Cutuli. Perché Maria Grazia, molti anni dopo l’agguato in Afghanistan, l’abbiamo tenuta tra noi: con la sua voglia di andare, di far sentire la sua voce dalle frontiere, di raccontare le persone. Siete tutti invitati, sono Conversazioni Estere. Partiamo dall’Europa, andremo ovunque.

Foto:
Achille Colombo Clerici pres. IEA

Lascia un commento

Servizi ai cittadini e alle imprese carenti: burocrazia dominante, pletora di leggi, infrastrutture e strutture insufficienti – QN Il Giorno ediz. del 10 giugno 2017

Secondo il Regional Innovation Scoreboard, pubblicato dalla Commissione Europea, che ha preso in esame 190 regioni europee, l’Italia della pubblica amministrazione si trova in fondo alla classifica per quanto riguarda la qualità dei servizi offerti ai cittadini. Dopo di noi Grecia, Croazia, Bulgaria, Romania. Ai primi posti i Paesi del Nord Europa (Danimarca, Finlandia, Svezia), ma ci precedono pure Paesi competitors quali Germania, Regno Unito, Francia, Spagna. Tra i 22 quesiti posti ai cittadini per elaborare la classifica: qualità dei servizi pubblici ricevuti, l’imparzialità con la quale vengono assegnate le commesse, la corruzione.

Anche se nessuna delle regioni italiane si colloca tra le prime 30 regioni europee, si conferma per l’ennesima volta la disparità tra il Nord e il Sud. Ma ci sono anche sorprese. Se la Provincia di Trento si colloca al 36° posto (Bolzano 39°, Valle d’Aosta 72°, Friuli Venezia Giulia 98° e via di seguito) stupisce che la molto elogiata pubblica amministrazione della Lombardia (154° posto) sia preceduta da Veneto, Emilia-Romagna, Umbria, Toscana, Marche.
La causa è da individuarsi anche nella sottodotazione infrastrutturale e strutturale di servizio, in rapporto al peso insediativo demografico ed economico, che affligge la nostra regione.

Anche il Lazio (184°) precede di un solo posto la Sicilia; mentre ben quattro regioni – Puglia, Molise, Calabria, Campania – si collocano negli ultimi dieci posti.

Le cause dell’inefficienza della pubblica amministrazione sono diverse: l’asfissiante burocrazia figlia di circa 150.000 leggi (poche decine di migliaia in Francia e Germania); la resistenza all’innovazione e all’aggiornamento di gran parte del personale anziano e poco motivato; la corruzione e le raccomandazioni; l’infiltrazione della malavita organizzata all’interno dei meccanismi di assegnazione dei concorsi, o durante le procedure stesse del servizio.

L’inefficienza viene quotidianamente pagata non solo dai cittadini, ma anche dalle imprese con danni economici nell’ordine di decine di miliardi ogni anno. Ritardi, informazioni inesatte, procedure inutilmente complicate o addirittura vessatorie si traducono in perdite di tempo e di denaro per pagare consulenti in grado di evadere tutta una serie di pratiche burocratiche ridondanti.  Non è questa la strada migliore per aiutare la crescita.