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Giancarlo Pagliarini – Ieri la Svizzera ha compiuto …726 anni – Istituto Europa Asia IEA EUROPASIA Europe Asia Institute – Informa

Ieri era il Primo  Agosto, e la Svizzera ha compiuto …. 726 anni
Vi segnalo che è appena stato pubblicato il libro “Storia del federalismo elvetico” di Federico Cartelli.
Allego la recensione  di Daniele Capezzone,
Qui di seguito potete leggere la Allocuzione  del Primo Agosto della Presidente della Confederazione Doris Leuthard
Con la più viva cordialità
Giancarlo Pagliarini

Care concittadine, cari concittadini,

spero stiate trascorrendo una bella estate e che oggi possiate festeggiare il 1°agosto con le vostre famiglie o gli amici nel vostro Comune. Faccio a tutti voi le mie congratulazioni: voi incarnate la Svizzera e i suoi valori, la Svizzera siete voi! 

Nel corso degli anni, i nostri antenati e noi tutti abbiamo fatto di questo piccolo angolo della Terra un Paese dove è bello vivere. E ci siamo riusciti bene. Il mondo ci ammira per quello che abbiamo raggiunto e possiamo andarne fieri.

Malgrado le incertezze a livello internazionale, il nostro Paese continua a essere stabile e a mantenere una qualità di vita elevata. La Svizzera non conosce i profondi divari che esistono altrove. Viviamo un’era di innumerevoli conflitti, fame, siccità, mancanza di lavoro e di prospettive. Un miliardo di bambini è vittima di violenze e non può vivere una vita normale. Siamo però come una roccia che resiste alla tempesta. In Svizzera possiamo sempre contare sulle attività di associazioni e di volontari, di tante persone di cuore.

Care concittadine, cari concittadini: siamo fortunati a vivere qui. Pensate a chi si trova in Siria, nello Yemen o in Corea del Nord. Questo privilegio ci obbliga a essere responsabili, solidali e a incoraggiare gli altri a essere migliori. Anche quando i conflitti sono all’altro capo del mondo, quello che accade altrove riguarda anche noi: flussi migratori, crisi finanziarie, digitalizzazione, cambiamento climatico, protezionismo.

So che tutto questo è fonte di preoccupazione per molti di voi. Non si può affrontare ogni giornata con lo stesso ottimismo e la stessa disponibilità. A volte ci si chiede: cosa sta succedendo all’umanità? Noi però siamo un Paese forte, con una ricca e solida tradizione politica, con valori saldi, rispetto per il prossimo e voglia di fare. Possiamo quindi affrontare i cambiamenti con serenità:

  • siamo un Paese forte, quando non critichiamo il cambiamento, solo perché presuppone una trasformazione;
  • siamo un Paese forte, quando ci mostriamo aperti al dialogo;
  • siamo un Paese forte, se anteponiamo gli interessi comuni a quelli personali;
  • siamo un Paese forte, se cerchiamo la collaborazione e non lo scontro.

Siamo un Paese che non esalta il passato e non si arrocca sul presente. Il nostro è un approccio equilibrato, tendiamo a evitare gli eccessi o a cedere all’arroganza. Rimaniamo umili. Tuttavia dobbiamo mostrare anche i nostri punti di forza e sfruttare le nostre capacità. Perché noi Svizzeri siamo un popolo pronto ad accettare le sfide del futuro. Un popolo che sa riconoscere e cogliere le opportunità. Un popolo che non lascia indietro nessuno e cerca di portare tutti verso un futuro nuovo e ricco di sfide, aiutando gli altri a migliorarsi.

La storia ci ha insegnato che ciò è possibile, che il successo si raggiunge grazie allo scambio di opinioni e di idee, a progetti di larghe vedute, alla curiosità per ciò che è nuovo, alla fiducia nelle capacità dell’uomo e a un uso razionale delle nostre libertà. Creare il nostro futuro mantenendo i nostri valori è possibile. Così facendo la generazione nata in Svizzera potrà continuare ad avere una vita privilegiata e genitori e nonni potranno accompagnare con fiducia i loro figli e nipoti nelle loro sfide future. Tutti insieme, perché questa è la forza del nostro Paese.

A nome del Consiglio federale, auguro a tutti un felice primo agosto!

Foto: Il presidente IEA Achille Colombo Clerici in Svizzera il Primo Agosto

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Recupero dei seminterrati – Integrazioni legislative approvate dal Consiglio Regionale Lombardo – Assoedilizia informa

A s s o e d i l i z i a
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Approvate  dal Consiglio Regionale della Lombardia
LE MODIFICHE ALLA LEGGE SUL RECUPERO DEI SEMINTERRATI

Il Consiglio della Regione Lombardia ha approvato le modifiche alla legge sul recupero dei seminterrati della quale è stato relatore il consigliere Ing. Fabio Altitonante.

Queste le modifiche integrative introdotte:

Art. 1, punto 4 – Qualora i locali presentino altezze interne irregolari, si considera l’altezza media, calcolata dividendo il volume della parte di vano seminterrato la cui altezza superi metri 1,50 per la superficie relativa.

Art. 2, punto 4 – Per gli interventi di recupero fino a 100 mq di superficie lorda, anche nei casi di cambio di destinazione d’uso, sono esclusi il reperimento di aree per servizi e attrezzature pubblici e di interesse pubblico o generale e la monetizzazione.

Art. 3 punto 3, 4, 5, 6, 7, 8 – 3. Qualora il recupero dei locali seminterrati comporti la creazione di autonome unità ad uso abitativo, i comuni trasmettono alle Agenzie di tutela della salute (ATS) territorialmente competenti copia della segnalazione certificata presentata ai sensi dell’articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), che deve essere corredata da attestazione sul rispetto dei limiti di esposizione al gas radon stabiliti dal regolamento edilizio comunale o, in difetto, dalle linee guida di cui al decreto del direttore generale alla sanità 21 dicembre 2011, n. 12678 (Linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor)” e successive eventuali modifiche e integrazioni. 4. Le pareti interrate dovranno essere protette mediante intercapedini aerate o con altre soluzioni tecniche della stessa efficacia. 5. Dovrà essere garantita la presenza di idoneo vespaio aerato su tutta la superficie dei locali o altra soluzione tecnica della stessa efficacia. 6. Per il recupero ad uso abitativo inteso come estensione di un’unità residenziale esistente e solo per locali accessori o di servizio è sempre ammesso il ricorso ad aeroilluminazione totalmente artificiale purché la parte recuperata non superi il 50% della superficie utile complessiva dell’unità. 7. Per il recupero ad uso abitativo inteso come creazione di unità autonome, il raggiungimento degli indici di aeroilluminazione con impianti tecnologici non potrà superare il 50% rispetto a quanto previsto dai regolamenti locali. 8. Per il recupero ad uso abitativo, per il calcolo dei rapporti aeroilluminanti la distanza tra le luci del locale e il fabbricato prospiciente dovrà essere di almeno metri 2,5.

Art. 4 punto 1 – Entro il 31 ottobre 2017 i comuni, con deliberazione del Consiglio comunale, motivata in relazione a specifiche esigenze di tutela paesaggistica o igienico-sanitaria, di difesa del suolo e di rischio idrogeologico in particolare derivante dalle classificazioni P2 e P3 del Piano di Gestione Rischio Alluvioni nel bacino del fiume Po (PGRA), possono disporre l’esclusione di parti del territorio dall’applicazione delle disposizioni della presente legge. Le presenti disposizioni di legge si applicano direttamente dopo la delibera del Consiglio comunale ivi prevista entro il 31 ottobre 2017.

Il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, commentando dichiara che “si tratta di integrazioni legislative quanto mai opportune ed utili ai fini di una razionalizzazione dell’impianto normativo base e della sua concreta applicabilità”

Foto: Fabio Altitonante e Achille Colombo Clerici

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“La Cura del Turismo” Il Giorno del 20 luglio 2017 – Rubrica a cura di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

Le centinaia di migliaia di cinesi – si stima che tra 2-3 anni saranno un milione – che quest’anno affollano le Cinqueterre liguri sono la cartina di tornasole della ripresa del turismo in Italia. Un’indagine previsionale su un campione di oltre 2 mila imprese del settore ricettivo prevede infatti per l’estate 2017  84,5 milioni di presenze nelle località di mare del nostro Paese, con una crescita di 1,9 milioni (+2,3%) sulla stagione 2016, l’aumento più sostenuto degli ultimi dieci anni; con le presenze di turisti stranieri che si avviano a superare quota 29 milioni, oltre 1 milione in più rispetto allo scorso anno, che ha fatto registrare una spesa di oltre 33 miliardi di euro (più 2.3% rispetto al 2015).

Giova ricordare che negli anni più tristi della recessione, quando gli italiani erano costretti a limitare spostamenti e spese, i turisti d’Oltralpe e d’Oltremare hanno sempre fatto registrare un aumento di presenze e di contributo ai nostri conti in affanno.

Spicca ancora una volta la posizione leader della Lombardia che da sola, sempre nel 2016, con quasi 6 miliardi e mezzo, ha coperto il 18% della spesa turistica estera, in aumento del 7,4% rispetto al 2015 – che pure è stato l’anno dell’Expo –  seguita dal Lazio con 5,7 miliardi, in forte decremento rispetto all’anno precedente (-9,9%); dal Veneto con 5,5 miliardi di euro (+5,6%); dalla Toscana con 4,5 miliardi (+10,3%). Il Sud e le Isole insieme sono arrivate a circa 4,9 miliardi (in calo del 3,1% rispetto al 2015).

E, continuando a citare le cifre, aride fin che si vuole ma eloquenti, va ricordato che   il contributo diretto del turismo al prodotto interno lordo dell’Italia è ammontato nel 2016 a 104 miliardi di euro (a cui si aggiungono 62 miliardi di indotto), complessivamente quasi l’11% del Pil, in aumento sul 2015. Le stime per il 2017 indicano un ulteriore incremento del 2,6% per i contributi diretti e del 2,7% per quelli totali.

Quello del turismo è l’unico settore che può progredire anche in tempi in cui crolla la produttività, perché il suo sviluppo non è in alcun modo legato ai limiti di capacità di assorbimento da parte del mercato, come avviene per i beni durevoli e di consumo. Sicché esso sta dimostrando di rappresentare, in ogni congiuntura economica, una fondamentale via di uscita per controbilanciare la stasi di altri settori.

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Festival Paganiniano di Carro – La 16a edizione dal 15 Luglio al 14 Agosto 2017 – Associazione presieduta da Monica Amari Staglieno

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La 16a edizione dal 15 Luglio al 14 Agosto 2017
FESTIVAL PAGANINIANO di CARRO (LA SPEZIA)
Concerti, campus musicale e il progetto European Paganini Route

Festeggia la sua sedicesima edizione il Festival Paganiniano di Carro, in programma dal 15 luglio al 14 agosto 2017. La manifestazione, ideata e coordinata dalla Società dei Concerti di La Spezia, è realizzata in collaborazione con il Comune di Carro e gli altri Comuni aderenti. Il Festival ha il patrocinio della Regione Liguria, si avvale del sostegno del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del contributo di Isagro Spa, main sponsor dell’iniziativa, oltre che del sostegno, come di consueto, dell’associazione Amici del Festival Paganiniano di Carro, presieduta da Monica Amari Staglieno.

Il Festival è dedicato al virtuosismo musicale, con una particolare attenzione alla scelta di gruppi e solisti internazionali che si ispirano a Niccolò Paganini. La manifestazione si fregia dell’etichetta Effe 2015-2016 (Europe for Festivals, Festivals for Europe): si tratta di un riconoscimento attribuito a 761 festival in 31 differenti Paesi europei, che prevede l’inserimento di tali iniziative nell’apposita piattaforma internazionale dedicata a professionisti e semplici appassionati, per rimanere aggiornati sui festival in programma in tutta Europa.

Carro, Brugnato, Levanto, Rocchetta Vara, Arcola, Framura, Bonassola, Sesta Godano, Varese Ligure, Beverino, Vernazza, Santo Stefano di Magra: queste le località dell’Alta e Media Val di Vara, ma anche della riviera ligure, che ospiteranno i concerti del Festival. Il ricco calendario di appuntamenti è dedicato ai liguri appassionati di musica di qualità, ma anche ai turisti, che ogni anno scelgono la Val di Vara per i loro soggiorni estivi: dal Levante ligure, dal Tigullio, dalla Versilia e da Genova; ma non mancano i turisti provenienti da tutta Europa.

Carro è il paese di origine degli avi di Niccolò Paganini. La casa della famiglia Paganini, l’unica dimora paganiniana ancora esistente, si trova nel vicolo principale del paese e, acquistata dall’Amministrazione comunale, ospita un Centro di documentazione paganiniana che è stato inaugurato l’anno scorso, in occasione del Festival Paganiniano di Carro 2016.

Proprio nella Piazza della Chiesa di Carro si è tenuto ieri, sabato 15 luglio, il concerto che ha inaugurato il Festival Paganiniano di Carro 2017: si è trattato del Recital di Roman Kim (violino), che è salito sul palco insieme a Jure Gorucan (pianoforte). I due musicisti hanno proposto musiche di G. Tartini, N. Paganini, R. Kim.  Il Concerto di anteprima “Le città di Paganini” si era svolto Venerdì 2 giugno a Lucca, Basilica di San Giovanni con l’Orch.Filarmonica di Lucca, dir. Andrea Colombini, che aveva eseguito musiche di W.A.Mozart, M.Ravel, N.Paganini

Il Festival Paganiniano di Carro ha, come sempre, una connotazione fortemente interdisciplinare. Quest’anno ad accompagnare i concerti del Festival, il Campus Musicale del Conservatorio Giacomo Puccini di La Spezia, che si svolge dall’11 al 16 luglio a Carro, presso Casa Paganini. Il Campus, dedicato alla Musica d’Insieme, è rivolto ai giovani allievi del Conservatorio Puccini. A Brugnato (Auditorium), dall’ 11 al 13 luglio la sezione Canto è stata coordinata da Fulvia Bertoli; a Rocchetta Vara (Scuole), dal 18 al 21 luglio la sezione Fiati è affidata ai docenti Davide Maia, Alessio Bacci e Riccardo Lippi; a Brugnato (Auditorium, Museo Diocesano e Outlet), dal 17 al 19 luglio, la sezione Tastiere (Pianoforte, Clavicembalo) vedrà come docenti Vincenzo Audino (17-19/7), Gisella Gori, Fabrizio Giovannelli e Valentino Ermacora (20- 22/7).

Gli allievi del Campus si esibiranno nel corso del Festival Paganiniano: oggi domenica 16 luglio, ore 21, presso il Cortile del Museo Diocesano, accompagneranno Danilo Rossi (viola solista e direttore), prima viola del Teatro alla Scala, proponendo musiche del repertorio classico.

Giovedì 20 luglio gli allievi e i docenti del Campus musicale (sezione Archi) sono in concerto a Rocchetta Vara (località Suvero) nella chiesa di San Giovanni Battista). Venerdì 4 agosto, ore 21, gli allievi e i docenti del Campus (sezione Fiati) saranno a Rocchetta Vara (località Suvero), sempre nella chiesa di San Giovanni Battista. Domenica 6 agosto, ore 21, un concerto a Varese Ligure, in piazza Fieschi, degli allievi e dei docenti della sezione Fiati nell’ambito della Mostra antologica 1967-2017 di pittura e scultura di Paolo De Nevi. Omaggio alla Val di Vara, visitabile al Castello Fieschi nei mesi di agosto e settembre.

Tra gli eventi collaterali al Festival, lunedì 14 agosto, ore 18.30, a Carro (Casa Nasca), una conferenza a tema paganiniano dal titolo La pratica musicale nel Levante ligure ai tempi di Paganini, a cura del musicologo Dario De Cicco. Tra gli eventi collaterali anche la mostra antologica 1967-2017 di pittura e scultura di Paolo De Nevi Omaggio alla Val di Vara, visitabile a Varese Ligure, presso il Castello Fieschi, nei mesi di agosto e settembre, e le letture di Roberto Alinghieri, che accompagneranno il concerto di lunedì 17 luglio, ore 21, a Levanto (sagrato della chiesa di Sant’Andrea), del Quintetto Archi all’Opera, del Teatro Carlo Felice.

Legato al Festival Paganiniano di Carro c’è un nuovo progetto culturale, che verrà realizzato nel 2018 in occasione dell’anno dedicato dall’Unione Europea al Patrimonio Culturale, che si propone di portare la musica di Paganini in giro per l’Italia e nelle città paganiniane d’Europa. Si tratta dell’iniziativa European Paganini Route, che prevede l’organizzazione dei Paganini Days a Monaco di Baviera, Nizza, Varsavia, Vienna e Bruxelles, ma anche la promozione culturale turistica delle città italiane maggiormente legate a Paganini: Genova, La Spezia, Parma e Cremona attraverso la creazione di un portale multimediale e multilingue dedicato, la realizzazione del video promozionale I luoghi in Italia di Paganini e di quattro App Paganini racconta, legate alla promozione dei soggetti partners dell’iniziativa.

L’iniziativa, ideata e coordinata da Armes Progetti, è frutto di una collaborazione con il Comune di Genova, l’Associazione Amici Nicolò Paganini di Genova, la Società dei Concerti di La Spezia, la Società dei Concerti di Parma, il Museo del Violino di Cremona.

Foto: Il pres. IEA Achille Colombo Clerici

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Lo SMART CITY FORUM per “riusare” i condomini – Rigenerazione Urbana, Assoedilizia e IEFE/Bocconi – Sole 24 Ore del 25 luglio 2017 di Saverio Fossati

Rigenerazione e riuso urbano: due temi che vedono al centro il condominio ma che, dal punto di vista della penetrazione culturale, faticano a farsi strada. Ogni amministratore condominiale che abbia a cuore la professione sa che la valorizzazione dello stabile passa dalla manutenzione innovativa e dalle soluzioni, anche radicali, per renderlo adeguato alle nuove necessità della qualità abitativa e del risparmio energetico. Ma pochi condòmini, invece, si rendono conto che gli investimenti sul corpo dell’edificio (e non solo sulla propria unità immobiliare) sono indispensabili.

Per questo è nato lo Smart City Forum, il cui primo nucleo promotore è stato annunciato pochi giorni fa dal presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, nel corso dell’assemblea annuale. L’attività di studio è affidata a un Team di ricerca Iefe-Università Bocconi coordinato dai professori Giuseppe Franco Ferrari ed Edoardo Croci. L’osservatorio, spiega Colombo Clerici, nasce nell’ottica “Di un auspicato futuro prossimo venturo di rigenerazione urbana; per approdare alla smart city, attraverso la riqualificazione urbano-edilizia (riuso/sostituzione) nonché la realizzazione della prestazionalità delle strutture e della biodiversità del tessuto urbano”.

Foto: da sin. Giuseppe Franco Ferrari, Gustavo Cioppa, Achille Colombo Clerici

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Protezione civile – Un grande piano nazionale – La sicurezza e la tutela ambientale – di Ettore Bonalberti 2017

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Un grande Piano nazionale di protezione civile

“Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”, così Leo Longanesi scriveva dell’Italia e, mai come oggi, quella sua triste connotazione del nostro Paese risulta così appropriata.
Incendi boschivi dolosi ( perché non esistono in realtà fenomeni di autocombustione) che , secondo la stima di Legambiente “solo in questo primo scorcio di estate 2017, da metà giugno ad oggi, sono andati in fumo ben 26.024 ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016”; carenza idrica causata dalla siccità e dalla vetustà di una rete idrica che secondo le stime del Censis è soggetta a una perdita d’acqua di almeno il 32%; frequenti succedersi di disastrose alluvioni, frane e la drammatica realtà di un dissesto idrogeologico che è la condizione prevalente in vaste aree del nostro territorio nazionale.

Se a questi eventi, le cui cause sono ampiamente riconducibili alla responsabilità di noi cittadini, massime quelle di chi è titolare di funzioni politico istituzionali, aggiungiamo i frequenti terremoti che sconvolgono intere comunità locali, l’Italia mostra sempre più l’immagine di un Paese totalmente alla deriva.

Con un patrimonio edilizio storico e artistico culturale tra i più importanti nel mondo,  mai analizzato nella sua reale capacità di resilienza e strutture abitative accumulate nei secoli, comprese le ultime, poche, costruite secondo regole antisismiche solo di recente obbligatorietà normativa, siamo obbligati  a sviluppare un piano di interventi a medio lungo periodo per la preventiva sistemazione strutturale del nostro immenso e assai fragile patrimonio edilizio. Contro la furia sin qui imprevedibile dei terremoti poco o nulla possiamo fare, ma contro l’imprudenza e l’ignavia degli uomini, compresa quella dei responsabili istituzionali di scarsa visione strategica, abbiamo il dovere di reagire e assumerci tutti insieme le nostre responsabilità.

Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino la realtà del sistema forestale italiano, avendo diretto per quindici anni l’Azienda regionale delle foreste della mia Regione, il Veneto, e, successivamente quella della protezione civile di una delle regioni leader, la Lombardia, nella quale ho svolto la funzione di direttore generale dell’assessorato regionale delle opere pubbliche, politiche per la casa e protezione civile.

Sul sistema forestale la mia lunga battaglia condotta con il compianto gen. Alfonso Alessandrini, capo del CFS da lui difeso strenuamente sino alla sua scomparsa, per superare l’assurda dicotomia esistente tra le vecchie competenze e funzioni del Corpo Forestale dello Stato e dell’Azienda di Stato per le foreste demaniali con quelle affidate dalla Costituzione alle Regioni, è miseramente finita con il semplice assorbimento del fu CFS nell’arma dei carabinieri, senza dare soluzione efficiente ed efficace alla frammentazione delle politiche regionali forestali prive di un reale coordinamento strategico.
Unica lodevole eccezione, il permanere di quel ancorché debole strumento di scambio di informazioni tecnico specialistiche rappresentato dall’ANARF (Associazione Nazionale delle Attività Regionali Forestali) che ebbi l’onore di avviare con l’amico scomparso Sergio Torsani, presidente dell’Azienda regionale delle foreste di Regione Lombardia.

Le esperienze da me maturate a contatto delle realtà forestale italiana e la diretta funzione di guida amministrativa della protezione civile in una realtà tra le più avanzate del Paese, mi hanno permesso di formulare a suo tempo un vero e proprio Piano per la difesa della montagna e della nostra sicurezza idraulica, che denominai PRO.MO.S. (Progetto Montagna Sicura). Un Piano che non si è mai potuto realizzare perché si sa “gli alberi non votano” e i tempi per la difesa del territorio sono troppo lunghi rispetto a quello di interesse dei politici dal corto respiro.

Gli obiettivi del progetto PRO.MO.S. erano quelli di definire linee strategiche per la sicurezza in montagna e di promuovere interventi coordinati nell’ambito di una pianificazione a scala di bacino idrografico.

Nel campo della protezione del territorio, in particolare dai rischi di tipo idrogeologico, tutte le iniziative dovrebbero essere orientate alla sostituzione dell’attuale approccio “reattivo”, basato prevalentemente sulla gestione dell’emergenza, con un approccio di tipo “proattivo”, basato sulla prevenzione, cioè sulla pianificazione e realizzazione di attività atte a ridurre il rischio di accadimento di eventi calamitosi e comunque di limitarne gli effetti dannosi. In questa ottica si possono identificare alcune specifiche tematiche di studio e di intervento:

  1. Monitoraggio di parametri idrologici e geologici

L’acquisizione di misure, anche in tempo reale, su parametri idrologici e geologici caratteristici dei fenomeni naturali che possono innescare situazioni di rischio rappresenta sicuramente una delle prime priorità. Una componente rilevante dell’incertezza nella valutazione del rischio, soprattutto di tipo idrologico e idrogeologico, deriva dalla mancanza di dati sufficienti sull’evoluzione nel tempo di elementi dinamici del territorio, quali versanti e corsi d’acqua. Attività di razionalizzazione, coordinamento e potenziamento delle attuali reti di misura (le diverse ARPA regionali, Consorzi, Centri di monitoraggio, ecc.) sarebbero quindi auspicabili, soprattutto in un’ottica di benefici di lungo periodo.

  1. Analisi e mappatura dei rischi naturali

L’organizzazione della conoscenza del territorio è il primo strumento operativo per l’analisi e quindi a prevenzione dei rischi naturali. Le iniziative in questa direzione là dove sono state avviate, dovrebbero essere potenziate e coordinate in un programma a lungo termine, in modo da perfezionare la mappatura del rischio di dissesto territoriale. Nell’analisi delle aree di rischio è particolarmente importante l’approfondimento delle possibili interazioni tra i diversi tipi di rischio, in una visione integrata delle problematiche legate sia alla erosione dei versanti e dell’assetto idrogeologico del reticolo idrografico.

  1. Definizione di piani di gestione delle emergenze in caso di disastri naturali

I piani di emergenza rappresentano strumenti nel contempo delicati ed indispensabili per una razionalizzazione  del soccorso qualora dovesse verificarsi una calamità. La normativa vigente in materia definisce quelli che sono gli obiettivi che attraverso questi piani bisogna raggiungere, ma manca una standardizzazione della loro stesura e dei contenuti che sono indispensabili per attivare la complessa macchina della Protezione Civile in situazioni di emergenza. Pertanto un approfondimento di queste tematiche, nonché la definizione di linee guida da seguire in tali Piani diviene un obiettivo prioritario in questo settore.

  1. Definizione di linee guida di intervento mirati alla riduzione dei rischi

La definizione di linee guida per la realizzazione di interventi di tipo proattivo per la riduzione dei rischi consente da un lato di controllarne l’efficacia operativa, dall’altra di orientare la loro pianificazione, inserendoli in un contesto razionale e omogeneo a scala di bacino idrografico. In condizioni di risorse limitate, risulta anche importante l’individuazione delle priorità d’intervento, in base sia alla probabilità di accadimento dei vari tipi di eventi disastrosi, sia alle loro conseguenze sul territorio.

Credo che, data l’urgenza della situazione italiana, sarebbe quanto mai opportuno riproporre quelle linee guida ed avviare un grande Piano di Servizio Civile nazionale da coordinare con e nelle diverse realtà regionali, orientato a progetti di riforestazione tanto più urgenti, dopo le sciagurate distruzioni boschive di quest’estate e tuttora in corso, e per la difesa idrogeologica nazionale non più rinviabile.

Con una disoccupazione giovanile che sfiora e in talune aree supera il 40%, questo Piano nazionale potrebbe rappresentare un’utile occasione per offrire alle nuove generazioni la possibilità di mettere in campo le diverse attitudini e/o di acquisirne di nuove, in un ambito, la difesa del territorio, di cui l’Italia ha assoluta necessità primaria.

Solo così potremo sfatare la diagnosi di Longanesi e far diventare finalmente l’Italia “un paese di manutenzioni e non solo di inaugurazioni”. Certo servirebbe una diversa classe dirigente dedita veramente al bene comune e non alla mera sopravvivenza autoreferenziale nei luoghi privilegiati del potere. Di questa, però, saranno i cittadini elettori a definirne a breve le future identità.

Ettore Bonalberti
Venezia, 23 Luglio 2017

Foto: Achille Colombo Clerici pres. IEA

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“Radiografia di una metropoli” QN Il Giorno, 22 luglio 2017 di Achille Colombo Clerici

Oggi più della metà delle popolazione del mondo vive nelle città, nel 2050 sarà il 75%. Perché la città diventa sempre più attrattiva per sviluppo economico, possibilità di lavoro, scambio culturale, assistenza sanitaria, opportunità. Realtà che fanno aggio sull’altra faccia della medaglia: scarsa sicurezza, limitata qualità del vivere e dell’ambiente, tensioni sociali, emarginazione.

Innumerevoli sono gli indicatori che raffrontano le città in cui viviamo con quelle di altri Paesi. L’ Italia si colloca in una giusta via di mezzo senza le vette, ma anche senza gli abissi, di altre metropoli.

Se assumiamo a termine di paragone la più “mondiale” delle conurbazioni italiane, Milano, vediamo che essa è, secondo un rapporto di Deutsche Bank, tra le città con gli stipendi più alti del mondo, 28esima tra le metropoli: 1.597 euro medi mensili, più alto della media italiana ma in netto calo rispetto a soli tre anni fa quando era di 2.052 euro (prime nella classifica Zurigo con 5.403 euro, New York, 4.430 euro e San Francisco poco al di sotto).

Anche se Milano si pone allo stesso livello di Tokyo, Parigi e New York per qualità della vita, a sorpresa però, per chi ci vuole trascorrere un fine settimana, è la città più costosa al mondo, 2.092 euro (ovviamente hotel e ristoranti di lusso), seguita da Copenhagen, Zurigo, Londra, Stoccolma, Vienna e New York.

Prendendo in esame anche altri indici come il potere di acquisto e la criminalità, nella scelta dei migliori luoghi dove vivere, la capitale della Lombardia si pone al 29° posto, preceduta da Tokyo e New York ma seguita da Parigi, Londra, Shanghai e Mumbai.

Va sottolineato che queste classifiche vanno lette più come curiosità che come atto di fede: è sufficiente infatti aggiungere o togliere un parametro per modificarle profondamente. Infatti secondo la società statunitense Mercer, Milano è solo al 41° posto delle città in cui si vive meglio al mondo. Motivo? La classifica condotta dalla ricerca si basa principalmente sulla qualità dei servizi resi al cittadino.

Ma anche in questo caso, resta comunque la migliore in Italia. Roma, a causa di infrastrutture (tra tutte lo scarso smaltimento dei rifiuti) giudicate poco efficienti scivola al 57° posto (perdendo sei posizioni dal 2016).