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“Più investimenti pubblici” Il Giorno del 13 gennaio 2018 – Rubrica Casa Città e Società di Achille Colombo Clerici

Chi l’avrebbe detto? Negli ultimi mesi del 2017 l’industria italiana ha effettuato investimenti più di Germania e Francia. Nel Nord e nel Centro del Paese si contano 300.000 occupati in più dell’anno d’oro 2008 e talvolta le imprese non riescono a trovare personale. L’Italia, con la Germania, è l’unico grande Paese al mondo che paga cash gli interessi sul suo pur enorme debito pubblico (la Francia, ad esempio, li aggiunge al suo debito). I tanto criticati 80 euro hanno avviato la, sia pur relativa, ripresa dei consumi. L’Italia risulta prima, seconda o terza al mondo, secondo i diversi comparti commerciali, per surplus con l’estero in ben 844 prodotti – dalla rubinetteria agli elicotteri, alle macchine utensili, moda, navi da crociera, farmaceutica, agroalimentare, turismo e tanto altro – per un valore complessivo di 161 miliardi di dollari. E ancora: quanti sanno che l’Italia è il secondo Paese manufatturiero d’Europa? Che il nostro surplus commerciale con l’estero è stato lo scorso anno di 52 miliardi (per inciso: ai tempi “d’oro” della lira e delle svalutazioni competitive il record era stato equivalente a 32 miliardi di euro)?
Questi dati, assieme a moltissimi altri, sono stati presentati dal prof. Marco Fortis agli invitati all’incontro “Economia italiana. Scenario nazionale ed europeo” organizzato a Milano da Kairos (private banking ed asset management) nella propria sede.

Un bagno nell’ ottimismo? No, nella realtà, afferma Fortis. E allora perché la vulgata sostiene – anch’essa ricca di dati – che l’Italia viaggia a una velocità inferiore a quelli dei Paesi competitors?
Perché in Italia non c’è soltanto il gap tra Nord e Sud, ma anche tra imprese: a un 55% di esse che hanno superato la terribile crisi si contrappone un 45% di imprese che arrancano. E soprattutto sono venuti a mancare gli investimenti pubblici: in un paese come il nostro, nel quale l’economia pubblica è oltre il 50% del totale. Citando ancora la Germania, Fortis dice che quasi la metà dell’incremento del suo Pil 2016 – pari all’ 1,9% – è dovuto ad interventi dello Stato nella misura dello 0,9%, in particolare per gestire l’afflusso di un milione di immigrati nell’anno precedente, e calcolando anche l’incremento edilizio da esso causato. Pure il suo gigantesco surplus commerciale è in buona parte dovuto alla spesa pubblica. Se ciò fosse avvenuto anche in Italia, saremmo quasi alla pari.

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